C'era una volta
C’era una volta in Italia, un paese decantato da molti poeti e con un' antica leggenda: era ed è un paese molto bello. In quel tempo c'era molta povertà, che servì a forgiare sane e forte tradizioni, servì a far tramandare i veri valori della vita. La povertà era radicata nella vita di quel paese. Molte persone cercarono di vincerla andando in terre lontane e partirono per l'America portando con loro i ricordi più veri. In quel paese la fede cristiana non poteva sfuggire all'occhio del passante, tanta povertà, il mare, un castello ma tante chiese, le stesse chiese che oggi testimoniano la religiosità di questo popolo di Scilla.
Un progetto di vera architettura.
C'è stato poi il terremoto, l'incendio, la guerra che distrussero la chiesa del santo patrono San Rocco; la gente del paese fece di tutto per ripararla, ognuno mise a disposizione la propria maestranza, e con legname di prima scelta costruì un tetto che durò per decenni. Gli anni passavano e la ricostruzione di questa chiesa era diventata l'incubo del paese, l'impotenza di tutta la popolazione di fronte alla burocrazia era diventata rabbia. Quanti anni trascorsero, quanti discorsi, quante speculazioni e quante lacrime. Soprattutto quanta speranza dei più anziani che volevano vedere ricostruita la chiesa del loro santo prima di morire. Poi arrivò il tempo, e come in un progetto di vera architettura mentre si creavano le basi per ricostruire la chiesa nel con tempo si creavano le basi per ricostruire o meglio per riscoprire i più sani rapporti tra la comunità di Scilla e le comunità degli scillesi in America. Tutto procedette di pari passo con il cantiere dei lavori della Chiesa. C'era anche in quel paese un giornale paradossalmente intitolato "Insieme Costruiamo la Comunità", che mensilmente aggiornava sullo stato di avanzamento dei lavori e pubblicava la generosità dei cittadini di Scilla e degli scillesi d'America che con il passare del tempo sembrava volessero riscattare la rabbia dell'impotenza degli anni passati, degli anni vissuti nell'incubo di non riveder mai completa la loro chiesa. Gli anni passavano e gli anni sono passati e oggi il progetto è completo. Abbiamo costruito la chiesa di San Rocco e grazie ad essa abbiamo ricostruito e rafforzato anche i rapporti con gli scillesi d'America e riscoperto i veri valori di noi scillesi; la gratuità, l'ospitalità, la solidarietà, la fede in San Rocco. Oggi mi domando: doveva proprio accadere che un popolo così singolare, dovesse soffrire la fame, partire per nuove terre, partire per le terre d'America e, soprattutto misurare la propria speranza cristiana su un progetto di ricostruzione di una chiesa? La risposta l'ho avuta in questo viaggio in America, dove le stesse persone partite decenni fa, ancora sentono il bisogno del loro passato, delle stesse tradizioni e degli stessi valori lasciati a Scilla, le stesse cose che per ironia della sorte erano stati costretti a lasciare di fretta, ma che nessuno poteva togliere dal loro cuore. In America ho scoperto che queste persone hanno accettato con dignità le sofferenze del passato e nonostante tutto non hanno nulla da rinnegare, hanno pianto perchè con noi hanno ricordato il loro passato, hanno gioito con noi perchè hanno ricordato Scilla lasciata da tanti anni. In questo tempo hanno avuto modo di riscattare le sofferenze del passato e la nostra esperienza lo testimonia.
La stessa domanda
Quante volte mi sono domandato: doveva proprio accadere tutto ciò? Dopo pochi giorni vissuti in America mi sono accorto che continuavo a pormi la domanda sbagliata, forse doveva accadere, ma l'importante è come si è vissuto tutto ciò, e non c'è risposta migliore di questa realtà di tutto quello che abbiamo vissuto in America e ancora prima di come abbiamo rispettato le nostre tradizioni civili e cristiane.
La speranza cristiana
Se l'emigrazione fosse fine a se stessa la chiameremmo disperazione, ma così grazie a Dio non è stato. Abbiamo vissuto i più belli momenti, i più grandi sentimenti che una comunità può offrire; abbiamo vissuto tutto alla luce della fede in San Rocco, alla luce della carità, alla luce della fede in Gesù, provata dall'esperienza più dura, quella dell' emigrazione, per sapere se saremmo mai riusciti a viverla in dignità cristiana o da disperati. Adesso siamo qui, siamo qui dov'era giusto che fossimo, a testimoniare a questa comunità e al resto del mondo che la speranza cristiana è stata ripagata in questo tempo. Oggi possiamo rispondere ai molti che avrebbero voluto un parcheggio d'auto invece della chiesa di San Rocco, possiamo rispondere a chi rinnega le sane tradizioni di un popolo cercando di dividerlo.
L'immagine di San Rocco
L'ultimo giorno prima di ritornare in Italia e a Scilla sono andato a portare i saluti a una signora anziana, in una casa di cura, per una paralisi costretta a vivere il resto dei suoi giorni su una sedia a rotelle. La sedia aveva una mensola per poggiare le vivande e subito mi colpì l'immagine di San Rocco affissa sulla mensola. Era affissa li perchè, per una persona come lei, era l'unico punto da poter sempre vedere, da poter sempre toccare e pregare. Quando capì che venivo da Scilla, per portare i saluti dei suoi familiari, iniziò ad accarezzarmi le mani come se mi conoscesse da sempre. In tutti i modi cercò di parlare, per farsi comprendere da me che non l'avevo mai ascoltata, poi prese a piangere e a farmi piangere. La sensazione più toccante fu che quelle lacrime cadevano sulla mensola della sedia a rotelle e bagnavano l'immagine di San Rocco. Credo che dovremmo continuare a costruire insieme la comunità. Credo che dovremmo ripartire da quelle lacrime che hanno bagnato l'immagine di San Rocco.
Antonio Pirrotta - Novembre 1992